Il Governo Prodi contro la libertà di espressione Blog, pagine personali, siti amatoriali: tutti dovranno essere iscritti al ROC, il Registro degli operatori della Comunicazione dell’AgCom, certamente con tanto di pagamento di una tassa e sanzioni penali in caso di reato. All’indomani della diffusione del disegno di legge di riordino del settore editoriale, cresce in rete la protesta e la confusione, per un provvedimento che, se approvato in Parlamento, porrebbe seri limiti alla libertà di espressione online. Tutto è nato da una definizione allargata di “attività editoriale” e dalla successiva estensione a qualsiasi pubblicazione, delle responsabilità penali previste per i reati a mezzo stampa ed è sintomatico che nessun ministro del Governo Prodi si è dissociato, evidentemente sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo. Secondo l’avvocato Andrea Monti, esperto di diritto dell’informazione online “Si tratta di un testo carente e borbonico che giustifica le peggiori illazioni, il Governo Prodi ha scritto un provvedimento incomprensibile e ha poi scaricato tutto sull’AgCom. Il disegno di legge, infatti, non entra nel merito delle singole situazioni, a legge approvata, sarà poi l’AgCom a doversi assumere le vere e proprie responsabilità, decidendo se a iscriversi dovranno essere tanto i blog importanti, quanto quelli del tutto sconosciuti. Per quanto l’ispiratore del provvedimento, il sottosegretario Ricardo Franco Levi, abbia subito fatto un passo indietro (”Quando prevediamo l’obbligo della registrazione non pensiamo alla ragazza o al ragazzo che realizzano un proprio sito o un proprio blog”), le parole distensive di Levi, comunque non trovano riscontro nel disegno di legge che arriverà in Parlamento, che resta del tutto equivoco e non chiaro. “Bastava essere più trasparenti e specificare in modo chiaro che l’obbligo riguarda solo chi svolge attività professionali - continua l’avvocato Monti - Invece no, il governo ha scelto la linea dell’ambiguità”. Lo scopo? Quello solito di questo governo: “Da una parte fare cassa: nel dubbio molti utenti si iscriveranno al Registro e questo porterà un bel po’ di entrate. Dall’altra, creare una situazione confusa che ha come fine intimorire e così mettere il bavaglio a chi usa Internet”. L’interpretazione censoria è quella che circola di più in rete in queste ore: nel Governo Prodi permane una tendenza al “controllo” anche delle attività in rete, tutto il contrario di ciò che accade negli Stati Uniti dove sta per essere approvato un provvedimento che equipara i blogger ai giornalisti: tutti protetti dalle stesse garanzie sulla libertà di espressione. Altro che iscrizione in un Registro! Ma il governo Prodi si sta svelando per quello che realmente è: un governo di censure, sempre in cerca di soldi e figlio di un regime sovietico.
Amedeo Gentile
Se vuoi leggere il disegno di legge (file pdf) in particolare gli articoli 6 e 7 che riguardano l’attività editoriale
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